Baracca visto da vicino - Museo Francesco Baracca - Comune di Lugo

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Baracca visto da vicino

 

Baracca, celebre e celebrato già in vita, con la morte assurge nel Pantheon degli eroi nazionali e la mitizzazione del personaggio, concentrandosi sulla figura dell’asso e dell’eroe, ha qualche volta lasciato per così dire ai piedi del monumento l’uomo. Gli studi condotti da diversi studiosi negli ultimi decenni hanno permesso di superare tale fase, con la riscoperta di una dimensione privata che restituisse un’immagine a tutto tondo dell’uomo al di là del mito e della retorica. Il risultato di tale operazione non solo nulla ha tolto a quello che fu il maggiore asso dell’aviazione italiana del primo conflitto mondiale, ma ha permesso anzi di ritrovare un Francesco Baracca genuino, dalla personalità ricca di interessi, slanci e passioni, proiettandolo sullo sfondo del suo tempo, quello scorcio degli inizi del XX Secolo così esaltante e denso di speranze destinato a spegnersi negli orrori della Prima Guerra Mondiale.

 

Gli anni belli di Roma e Parigi

 

Fra inquinamento, esaurimento delle risorse naturali e conflitti, il pensiero del futuro induce oggi più all’apprensione che alla speranza, ma alla fine dell’800 esso si presentava con le più rosee aspettative. I progressi in campo tecnico e scientifico parevano forieri di una nuova età dell'oro, ove guerre, fame e malattie non dovessero più avere luogo grazie proprio alle nuove scoperte. Film e romanzi ci hanno descritto il clima di quegli anni, definiti la Belle Époque, con il rimpianto delle cose perdute per sempre.

Sul suo palcoscenico gli aitanti ufficiali facevano furore in un brillio di sciabole, spalline e speroni, mentre la Cavalleria era ancora l’arma principe, sia sul piano militare che in quello della vita sociale.

Giunto a Roma nel 1910 con il bavero rosso del prestigioso “Piemonte Reale” , Baracca vi trovò un ambiente ideale per coltivare la sua passione per l’equitazione unendovi quegli aspetti mondani che fino allora, fra collegio ed Accademia, aveva appena iniziato ad apprezzare.

Courtesy-Maurizio-Sessa-Quotidiano-La-Nazione-Firenze

Courtesy   Maurizio Sessa, Quotidiano La Nazione, Firenze

 

Assetato di vita ed occasioni sociali, il giovane sottotenente si beò di feste, ricevimenti, cavalcate in una campagna ancora selvaggia e scandita dai monumentali archi degli acquedotti come nelle incisioni del Pinelli. Se pure visitò diligentemente i monumenti, non mancò alle prime di concerti, opere ed operette, frequentando teatri e cenando con i colleghi nei ristoranti più eleganti come quelli più semplici, dove, in borghese, potevano dar sfogo alla loro gioia di vivere. E di quale baccano fossero capaci Francesco ed i suoi amici è rivelato dal fatto che dovette lasciare la casa che abitava in Via Palestro e cercarne un’altra, perché la padrona "non ne poteva più". Con queste premesse non deve stupire che lo stipendio non bastasse, ma a pagare i conti provvedeva il padre, sempre pronto ad allargare i cordoni della borsa per questo figliolo così brillante. Oltre a doverlo aiutare a sostenere uno stile di vita adeguato al suo status di ufficiale, Baracca senior dovette sovente provvedere con denaro sonante ai cavalli necessari non solo alle cacce al daino a Bracciano o a quelle alla volpe sull’Appia Antica e alle Tre Fontane, allora in piena campagna, ma anche ai diversi concorsi ippici cui Francesco cominciava a partecipare con crescente successo e per cui era disposto anche a trascurare l’amatissima vita sociale, con animali dal nome di “Nelly” od “Eclaireur”, con cui trionfò alle gare di Tor di Quinto nel 1911.

Marcelle-e-Francesco-Baracca

Se Roma gli era piaciuta, Parigi , allora all’apice del suo splendore, lo abbagliò quando nel 1912 vi si recò in Francia per seguire il corso di pilotaggio assieme ad altri ufficiali italiani. In una foto scattata alla scuola di volo di Hanriot a Betheny, vicino a Reims, si vede Baracca con alcuni colleghi e alcune ragazze. Vicino a Baracca sta Marcelle che, raccontano gli stessi compagni di corso di Francesco, era la sua ragazza e faceva la cantante nei locali alla moda di Parigi. 

Nel tempo libero dall’istruzione il gruppetto degli italiani cedette con entusiasmo alle lusinghe della Ville Lumière ,  compilando una lista dei posti da visitare di giorno, e quelli fino a mezzanotte e quelli dopo mezzanotte , come Francesco scrisse al padre, in quattro giorni densi in cui riuscirono a coniugare la Tour Eiffel e le corse di Longchamps, i tabarin e le cene da Maxim’s con la visita alla tomba di Napoleone. Nessuno lo sapeva, ma quel mondo stava finendo. Baracca però in qualche modo dovette intuirlo, giacché poco prima di tornare in Italia, si lasciò sfuggire in una lettera parole sui bei giorni che non sarebbero tornati, con la precisa sensazione di un periodo della sua vita che terminava e preda di una malinconia non rivelata prima.

 

 

                                                        Darling Frank

Ethel

 

Giovane, prestante, sempre curato nella persona e nel vestire, Francesco Baracca  riscuoteva un certo successo in campo sentimentale, in questo anche aiutato, qualora ce ne fosse bisogno, prima dal fascino dell’ufficiale di Cavalleria e poi da quello dell’aviatore e dell’eroe. Il fatto è talmente naturale che non meriterebbe nemmeno di esser citato se un certo tipo di storiografia in passato non avesse voluto presentarlo preda di una sorta di ascesi guerriera. L’epistolario giunto fino a noi assieme ad un purtroppo scarno taccuino contiene non rari riferimenti a relazioni sentimentali. Di una certa durata, seppur in gran parte epistolare, fu quella con Ethel , una ragazza forse inglese o americana e conosciuta in Francia, che dall’Inghilterra gli scriveva lettere tenere ed appassionate in un incerto francese. Sono pure giunte a noi due seducenti missive di una signora milanese, Clelia, che sono un piccolo capolavoro del loro genere lasciando immaginare, sotto l’uso formale del “Lei” ed una garbata ironia, una maggiore confidenza.