10° puntata: IL COMANDANTE - Museo Francesco Baracca - Comune di Lugo

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10° puntata: IL COMANDANTE

 

Nei primi mesi del 1917 venne deciso di riunire i migliori piloti in una unità da caccia di nuova formazione, dotata del nuovo SPAD e posta agli ordini di Francesco Baracca. L'asso avrebbe volentieri evitato tale incarico per sfuggire a quella somma di non proprio esaltanti incombenze burocratiche che comportava. Riuscì ad ottenere che la 91° Squadriglia nascesse il 1° maggio agli ordini del capitano Guido Tacchini, ma già il 3 giugno dovette assumerne la guida, nel pieno delle operazioni sugli Altopiani per l'offensiva dell'Ortigara. Se la mattina si beava dello splendido panorama a dispetto della accurata contraerea austriaca, il pomeriggio veniva speso in ufficio fra telefonate, rapporti da inviare al Comando Supremo ad Udine e la preparazione dei voli per il giorno dopo. La corrispondenza con Paolina si fece più rada, con frequenti accenni alla stanchezza ed all'incarico di comandante. La situazione non migliorò con il ritorno sull'Isonzo e la ritirata di Caporetto. Se per Natale riuscì ad allontanarsi dal fronte, fu solo per un giro di visite alle fabbriche aeronautiche. Quale primo asso e comandante del reparto di punta dell'intera aviazione italiana, si trovò pure a dover accogliere sul campo giornalisti, alti ufficiali e missioni militari estere, quando non erano addirittura i sovrani italiani a presentarsi, magari accompagnati da quelli belgi.
Non minor cura ebbe per gli uomini al suo comando, con cui seppe creare un solido rapporto di stima, fiducia ed affetto al di sopra dei gradi e delle diverse estrazioni sociali.
Malgrado tutto, non perse mai occasione di volare, rubando tempo al riposo, ai contatti con la famiglia e agli amici e perfino alle amate passeggiate a cavallo. Convinto che un ufficiale debba, secondo un detto inglese, "tirare" i suoi uomini anzichè "spingerli", non si sottrasse a nessuna missione e fu l'ultimo ad abbandonare il campo di S. Caterina al momento della ritirata, con gli austriaci a poca distanza. Così come nell'ultima offensiva austriaca accettò di compiere i pericolosi attacchi a bassa quota nel corso dei quali avrebbe perso la vita.

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Con l'assunzione il 3 giugno 1917 del comando della 91° Squadriglia, Baracca ebbe sempre meno tempo libero da dedicare all'equitazione, ma come molti cavalieri continuò per vezzo a portare con sè il frustino.

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La 91° era il reparto di punta dell'intera aviazione italiana e si trovò ad ospitare sul campo di S.Caterina diverse delegazioni italiane e straniere. Qui con Baracca ed Olivari ci sono degli ufficiali dell'esercito russo.

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Pure il Grifone, che venne dipinto sulle fusoliere degli SPAD a partire dalla primavera 1918, ricevette un adeguato sfondo. Un'altra particolarità della 91° Squadriglia era quella di avere i velivoli contraddistinti da numeri romani anzichè arabi riportati anche sul dorso della fusoliera.

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La fama ed il prestigio goduti dalla 91° asso portarono Baracca e Ruffo a compiere un giro di diverse fabbriche aeronautiche alla fine del 1917. In questa immagine Mario De Bernardi, appena sceso dal Pomilio Gamma, e Baracca sorridono al fotografo mentre il principe napoletano conversa con alcuni funzionari della ditta. (Per g.c. del Dottor Gregory Alegi)

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In volo l'aereo dell'asso era contraddistinto non solo dal Cavallino, che qui vediamo campeggiare su di una nuvola bianca per meglio contrastare sulla fusoliera mimetizzata dello SPAD XIII, ma anche da un guidoncino triangolare appeso ai montanti interni dell'ala.

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Francesco Baracca si legò particolarmente a Piccio e Ruffo di Calabria. Il primo fu suo superiore prima come comandante di Gruppo e poi come Ispettore della Massa da Caccia, il secondo assunse la guida della 91° alla morte dell'Ufficiale romagnolo.

 

 

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I motori di produzione italiana montati sugli SPAD diedero nei primi mesi del 1918 diversi grattacapi a Baracca, impegnato come sempre ad avere la squadriglia alla massima efficienza.

 

 

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Il 6 febbrao 1918 Baracca accolse sul campo di Padova i sovrani italiani e quelli belgi. Nell'occasione Alberto I lo decorò della Croix de Chévalier de la Couronne. Fra i due è riconoscibile il generale Armando Diaz, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito in sostituzione di Cadorna dal novembre 1917.

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L'asso circondato dai suoi ufficiali sul campo di Quinto. Da sinistra sono riconoscibili Gastone Novelli, Ferruccio Ranza, Ruffo e Bartolomeo Costantini. Al polso porta l'orologio vinto ad un concorso ippico prima della guerra che, recuperato dalla salma, è attualmente esposto in una bacheca del Museo. Come appare anche da altre immagini, in questo periodo Baracca indossava un'uniforme priva dell'aquiletta da pilota sulle maniche e con il nastrino di una sola decorazione sul petto. (Per g.c. di Mauro Antonellini).

 

 

 

 
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