2° puntata: L'AMBIENTE FAMILIARE - Museo Francesco Baracca - Comune di Lugo

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2° puntata: L'AMBIENTE FAMILIARE

 

Sebbene Francesco lasciasse Lugo poco più che bambino per recarsi in collegio e non vi tornasse che per brevi periodi, la famiglia fu una presenza costante per tutta la sua vita. Fra tutti, il personaggio più importante fu la madre, con cui il giovane aveva un rapporto paritario in anticipo sui tempi, rendendola partecipe non solo di aspirazioni e timori, ma anche raccontandole e facendosi raccontare i minuti fatti di tutti i giorni. Quando Francesco scelse la vita militare, proprio la madre ebbe un ruolo fondamentale nel superare le perplessità di Enrico Baracca. Al padre semmai il giovane diede spazio nella sua corrispondenza ad argomenti che per la loro natura non voleva far conoscere a Paolina, come la decisione di prendere il brevetto di pilotaggio, o la vita notturna di Parigi. La madre fu però il vero confidente, che con l'aprirsi delle ostilità seguì con orgoglio misto a trepidazione le attività di Francesco, che, pur sminuendo i rischi, le raccontava con ricchezza di particolari le sue azioni. Paolina, sull'onda dei sentimenti, addirittura consigliava il figlio su come volare ed acquistano quasi un sinistro senso di presagio alcune parole del novembre 1917: Rabbrividisco pensando a quella palla che forò da parte a parte il serbatoio non era incendiaria, ma se lo fosse stata?...

Paolina non fu comunque l'unica donna della vita di Francesco. Il fatto è talmente naturale che non meriterebbe nemmeno di esser citato se un certo tipo di storiografia in passato non avesse voluto presentarlo preda di una sorta di ascesi guerriera. Sebbene non frequenti, non sono neanche rari negli scritti riferimenti a relazioni sentimentali con ragazze diverse, presso cui Baracca riscuoteva un certo successo grazie ad un'indiscutibile prestanza, ammantata prima dal fascino dell'ufficiale di Cavalleria e poi da quello dell'aviatore e dell'eroe. Relazione di una certa durata, seppur in gran parte epistolare, fu quella con Ethel, una ragazza forse inglese e conosciuta in Francia, che gli scriveva lettere appassionate in un incerto francese, mentre son giunte fino a noi due seducenti missive di una signora milanese, Clelia, che sotto l'uso formale del "Lei" ed una garbata ironia lasciano immaginare una maggiore confidenza.

 

 

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Nato il 9 maggio 1988, il piccolo Francesco, qui ripreso impettito fra Enrico e Paolina in una tipica foto di studio passò un'infanzia felice a Lugo avendo come compagni di giochi i cugini.

 

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Appena adolescente Francesco indossò la prima uniforme della
sua vita, quella del collegio tenuto da religiosi alla Badia Fiesolana, ove entrò nell'ottobre 1900. Nell'estate tornava in famiglia e poteva riprendere i contatti con gli amici rimasti a Lugo.

 

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Durante la sua permanenza nell'Istituto toscano, il giovane prese anche lezioni di violoncello, che poi suonava durante le vanze accompagnato al pianoforte da Paolina.

 

 

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L'allievo Baracca, qui ripreso in una immagine del 1907, si adattò di buon grado alla disciplina dell'Accademia. Se affrontava i libri malvolentieri, dimostrava entusiasmo per ogni
attività all'aria aperta e, soprattutto, per l'equitazione.

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Fra le carte di Francesco è giunta a noi l'immagine di questa ragazza. Per quanto non si abbia alcuna indicazione in tal senso, è possibile che vi sia ritratta Ethel, la ragazza che gli scriveva affettuosamente lettere in un francese approssimativo, chiamandolo Darling Frank.

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Nella villa a S. Potito decorata con il monogramma di Enrico sulle cancellate, la famiglia si tratteneva dall'estate all'autunno inoltrato quando avevano luogo le operazioni di vendemmia nell'attiguo stabilimento per la produzione del vino.