3° puntata: IN CAVALLERIA - Museo Francesco Baracca - Comune di Lugo

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3° puntata: IN CAVALLERIA

 

Senza tema di errare, i cavalli furono il primo, grande amore di Francesco Baracca. Quando il giovane scelse la vita militare, già si ispirava a far parte della Cavalleria, da lui definita più tardi l'arma intrepida e intraprendente , e gli ottimi punteggi in Accademia gli valsero l'assegnazione all'Arma. Le cadute da cavallo erano all'ordine del giorno e per tradizione veniva versata una Lira in un fondo comune, ma quando toccò a lui, dovette unirvi una bottiglia di Champagne perché era la prima in due anni. Poneva una gran cura non solo nella preparazione dell'animale, ma anche in quella della sua persona, arrivando a mettersi a dieta ferrea, lui così amante della buona tavola, non appena la bilancia mostrava un appesantimento. Tanti sforzi furono alla fine coronati a Pinerolo dal massimo dei voti assieme a soli altri quattro colleghi su 57.
Giunto a Roma nel 1910 al prestigioso "Piemonte Reale", Baracca trovò un ambiente ideale per coltivare la sua passione unendovi quegli aspetti mondani che fino allora, fra collegio ed Accademia, aveva appena iniziato ad apprezzare. La Cavalleria all'inizio del secolo scorso era ancora l'arma principe, sia sul piano militare che sul palcoscenico brillante della Belle Époque  e nella buona società gli aitanti ufficiali facevano furore in un brillio di sciabole, spalline e speroni, partecipando a balli, opere teatrali, cacce a cavallo e concorsi ippici. Con il fondamentale aiuto economico di Enrico Baracca badò bene non solo a non mancare agli spettacoli lirici che tanto amava, ma anche a non perdere una sola occasione per montare i cavalli che aveva acquistato, trionfando nel 1911 al maneggio di Tor di Quinto e meritandosi quell'orologio che poi portò fino alla morte. Si curava poco dei denari, ma ancor meno dei calci che qualche volta riceveva ed addirittura per i cavalli era disposto a trascurare l'amatissima vita sociale.
Innamoratosi del volo, non trascurò l'equitazione ed anche in guerra si portò dietro gli animali, ma i riferimenti nelle lettere, prima così frequenti, si fecero radi. Quasi in contemporanea, a testimonianza di un amore comunque immutato, comparve sulla fusoliera del suo caccia il Cavallino nero.

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Con cura meticolosa preparava sè stesso ed i cavalli a prove sempre più impegnative apprezzando in particolar modo gli animali considerati più difficili e non esitando ad affrontare spese anche considerevoli.

 

 

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Giunto a Roma nell'estate del 1910 assegnato al 1° Squadrone del reggimento "Piemonte Reale", ebbe anche l'incarico di provvedere all'istruzione delle reclute e ricevette dai superiori buone valutazioni sulla capacità tattica mostrata nelle esercitazioni. In una di queste ebbe modo di assistere ad alcuni voli dall'aeroporto di Centocelle.

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Nelle gare Baracca riscosse un discreto successo in diverse categorie montando cavalli dal nome di "Eclaireur", "Nelly" o "Revolutionnaire", un baio che era appartenuto al tenente Vivaldi Pasqua, ilprimo caduto dell'aviazione in Italia.

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Nella capitale gli ufficiali partecipavano attivamente alla vita sociale facendo sfoggio delle eleganti uniformi allora in uso e e le corse dei cavalli erano un appuntamento obbligatorio in quegli ultimi scampoli di Belle Epoque (Per g.c. di Mauro Antonellini).

 

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Il percorso ad ostacoli netto compiuto il 19 maggio 1915 in sella ad "Eclaireur" gli valse in premio un orologio Hausmann che portò fino alla morte.