7° puntata: GLI AVVERSARI - Museo Francesco Baracca - Comune di Lugo

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7° puntata: GLI AVVERSARI

 

Nei primi anni dello scorso secolo l'Impero Asburgico aveva un'economia essenzialmente agricola e con una scarsa industrializzazione. Sebbenele truppe della Duplice Monarchia fossero state le prime al mondo ad acquisire la terza dimensione del combattimento addirittura nel 1849, impiegando due palloni privi d'equipaggio per sganciare degli ordigni incendiari su Venezia che era insorta, gli ultraconservatori vertici militari vedevano, sia pur con poche, lodevoli eccezioni, nell'aereo appena nato qualcosa di molto ismile ad un fenomeno da baraccone, di scarsa o nulla utilità pratica. Ricordando quei tempi, il progettista Theodor von Kàrman scrisse che nell'opinione delle alte sfere i velivoli erano più o meno considerati come dei cavalli, con lo svantaggio rispetto a questi di richiedere troppi uomini per la gestione e di essere limitati dai fenomeni meteorologici. Tale concetto, allora largamente condiviso in quasi tutti gli Stati Maggiori, pure sulle rive del Danubio venne temperato dagli sforzi di alcuni illuminati ufficiali, che riuscirono fra mille difficoltà a superare lo scetticismo generale. Sebbene non mancassero validi progettisti e si tentasse in tutti i modi di riguadagnare il tempo perduto favorendo pure l'insediamento di ditte tedesche nei territori dell'Impero, lo sviluppo delle Luftfahrtruppen venne seriamente ostacolato dalle citate carenze di infrastrutture industriali, dalla mancanza di manodopera qualificata e da scelte sbagliate nel campo della pianificazione e della gestione delle risorse, cui si aggiunsero nel proseguimento del conflitto una gravissima carenza di materie prime causata dal ferreo blocco attuato dalle potenze dell'Intesa, con le conseguenze che è logico supporre non solo in termini di qualità, ma anche di qualità. Sebbene la forza lavoro impiegata nel settore, che nel 1914 contava circa 1.400 unità, arrivasse nell'ultimo anno di guerra alle 12.000, fino all'ottobre 1918 non vennero prodotti neanche 5.000 velivoli, meno della metà di quanto messo in campo dall'Italia nello stesso periodo.
Malgrado tutto questo, gli aviatori imperiali si dimostrarono validi opponenti e leali avversari, del tutto degni della stima e del rispetto che i colleghi italiani, Baracca fra i primi, sempre tributarono loro. E se l'asso, ai pari dei suoi compagni d'arme, ebbe sempre un cavalleresco comportamento nei confronti del nemico vinto, non diverso fu l'atteggiamento di soldati ed ufficiali dell'aviazione austriaca verso quelli italiani, come testimoniato da decine di episodi. Sia pur sempre più consci della disparità delle forze e dell'inanità del loro sacrificio, gli uomini delle Luftfahrtruppen combatterono fino all'ultimo con immutato valore. Non possiamo che convenire con Riccardo Cavigioli, che nel suo pioneristico lavor del 1934 sull'aviazione austriaca riportò queste parole del tenente Madarasz: Diventano ora visibili gli errori commessi, le occasioni perdute e le difficoltà insormontabili che molto spesso ostacolarono l'opera degli aviatori austroungarici, ma maggiormente risaltano anche i meriti del piccolo corpo di aviatori, combattente contro forze molto maggiori, che seppe adempiere il proprio dovere, malgrado tutte le difficoltà, fedelmente, fino all'ultimo momento. Non è per colpa loro, se i piloti a.u. non ottennero sempre il successo sperato.

 

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