8° puntata: LA PIETAS - Museo Francesco Baracca - Comune di Lugo

Vai ai contenuti principali
 
 

8° puntata: LA PIETAS

 

Fin dal primo conflitto mondiale, gli aviatori hanno sempre sentito, a prescindere dalle bandiere, un forte senso di appartenenza ad una medesina ristretta élite.
In caso di prigionia il vincitore si premurava sovente di andare a trovare lo sconfitto, mentre nel caso estremo al caduto era garantita una sepoltura acconcia, con l'onore delle armi. Molto comune era, da parte di entrambi i contendenti, l'uso di lanciare entro le linee nemiche brevi messaggi con la sorte degli aviatori non più rientrati e si aveva tanta fiducia nella sensibilità dell'avversario che non si esitava anche a far pervenire richieste sulla sorte dei dispersi.
Il comportamento di Francesco Baracca verso gli avversari fu coerente con la sua personalità ed improntato ad un genuino rispetto verso uomini con cui cessato lo scontro, sentiva un'affinità tale da superare le differenze di uniforme. Il cacciatore italiano, in una sua lettera a casa, arrivò addirittura a rimproverare la madre, che aveva definito gli aviatori austriaci birbanti , scrivendo che erano invece molto valorosi e molto militari.
Baracca rese sempre onore agli avverari sconfitti, cercando quando possibile di andare a trovare quelli prigionieri, come nel caso dei Leutnant Sarkozy e Siemenski, osservatori a bordo degli aerei abbattuti il 25 novembre 1916 e l'11 febbraio dell'anno successivo.
Se come si è detto fatti del genere non furono rari in ogni guerra, assume una rilevanza del tutto particolare un episodio accaduto nei giorni successivi alla vittori del 20 maggio 1917 e reso noto da Ruffo anni dopo. Venuto a sapere che il pilota avversario aveva attraversato le linee per gettare una corona di fiori dove era caduto un collega, Baracca con un messaggio aveva garantito l'incolumità a chi avesse voluto ripetere il gesto in una data ed un'ora ben precisa. Al momento stabilito si era presentato con l'amico ignaro, che con crescente stupore aveva visto un aereo austriaco avvicinarsi, lasciar cadere qualcosa e tornare indietro indisturbato. Solo al ritorno ebbe spiegazione di tale comportamento, forse assurdo, romantico e fuori luogo in una guerra moderna, ma che meglio potrebbe definirsi cavalleresco e pietoso.

 

foto2_

Francesco Baracca rende onore alla salma dello Zugsführer
Franz Morozko composta in un ospedaletto da campo vicino a Caporetto.

foto1_

Il conte Wilhelm Siemenski, qui ripreso prima della sua cattura  avvenuta l’11 febbraio 1917, ricevette in ospedale la visita di la visita di Ruffo e Baracca. (Per g.c. del Dottor Roberto Gentilli)