Il mito di Francesco Baracca.

L'importanza che il ruolo di Francesco Baracca ha avuto durante la prima guerra mondiale è stata tanto grande da trasformare la figura di questo aviatore in un vero e proprio mito, sottoposto poi, nei decenni successivi, a diverse interpretazioni critiche. Molto numerosi, infatti, sono stati i volumi pubblicati su di lui, moltissimi gli articoli di giornale ed anche gli opuscoli o gli inserti nelle svariate storie dell'aviazione o nei libri di storia a scopo didattico. A seconda delle varie prospettive secondo le quali l'eroe è stato analizzato, sono sorti diversi aspetti della sua personalità che a volte sono stati, purtroppo, strumentalizzati come, per esempio, nel periodo fascista, durante il quale ci si servì di Baracca come simbolo della mistica e dell'ideologia della Nuova Italia, presentando l'aviatore come un eroe disinteressato, noncurante della gloria, restio alla celebrità e dedito solo alla difesa della patria. E' molto interessante, però, notare anche gli aspetti meno pubblici di questo personaggio come l'affetto per la madre, la modestia, l'obbedienza, il carattere riservato, ma soprattutto la mancanza di ambizione e il freddo autocontrollo in combattimento. Si vengono a creare, quindi, due tipologie principali di tutti i testi che hanno studiato la vita di Francesco Baracca; il primo gruppo tende a sottolineare la figura di un eroe più umano e cavaliere in combattimento e contro il nemico, che considera gli scontri aerei come dei veri duelli tra gentiluomini, un entusiasta dello spettacolo aereo, della lotta e della vittoria. L'altra interpretazione è quella, invece, di un Baracca più combattivo, incapace di pietà verso il nemico, di un eroe sovrumano, una macchina da guerra senza cuore e ligio solo al dovere militare. Nonostante l'esistenza di queste differenti rappresentazioni dell'aviatore, quella che oggi viene meglio accolta è quella di un uomo comune, sensibile alla modernità, attento ai vantaggi della carriera cioè l'evasione dalla routine quotidiana e il successo. Egli stesso afferma: "Sono sempre più contento della decisione presa perché come aviatore proverò delle soddisfazioni grandissime, avrò dei riguardi speciali da parte di tutti, sarò quasi indipendente, viaggerò molto, ed avrò anche tutto il tempo tornando in Italia, di curare i miei cavalli che formeranno sempre la passione più grande; e d'altra parte avrò anche lo stipendio raddoppiato e forti indennità oltre in primo luogo la soddisfazione morale, perché credi pure che la nostra condizione ora è invidiata da tutti e la maggior parte degli ufficiali in tutti i reggimenti fanno domanda per l'aviazione senza nulla ottenere perché per ora il reparto aviatori è completo" (Reims, 29/15/15). Scrive ancora al padre (Reims, 16/5/12): "Facciamo una vita brillante e dispendiosa, come è sempre stata tradizione degli Ufficiali Aviatori…" e ancora: "Ci divertiamo e cercheremo di restare in Francia il più che sarà possibile. Domani sera andremo a Parigi, ed abbiamo già un programma meraviglioso da svolgere in tre giorni circa tutti i luoghi da visitare di giorno, e quelli fino a mezzanotte, e quelli dopo mezzanotte". Tutti questi aspetti mondani del suo carattere vennero offuscati, come già detto, nel periodo fascista, a scapito della più vera e semplice natura di questo grande eroe nazionale.


Possono essere scaricati in PDF:

LETTERA DI D'ANNUNZIO

LETTERA DEL DUCA D'AOSTA
GUERRINI-PLUVIANO:"DANDISMO E CAVALLERIA..."


Puoi inoltre ascoltare due brani (di Balilla-Pratella) dedicati a Francesco Baracca, ed interpretati dai Canterini Romagnoli:

 
LA STORNELLA di Romagna
LA CANTATA